Claudio Giannone, tecnico e manager della Henkel Locktite, parla della Scuderia Moto RE2000 e di Ferruccio Franceschini
"Conosco Ferruccio Franceschini dai tempi nei quali correva con le moto Benelli, ossia dal 1972. L’ho conosciuto grazie a Carlo e Mario Fiorentino che mi hanno detto “Tu che sei un appassionato di meccanica devi assolutamente venire a vedere cosa succede in quella officina. Cosa impossibili che diventano realtà!”.
In occasione di una corsa dove ero andato a vedere correre Carlo e Mario, mi fecero entrare nella tenda della scuderia di Ferruccio e, insieme a tante cose strane e originali, ho avuto subito l’impressione di un team molto professionale per l’epoca, nel campionato juniores. Persone che sapevano decisamente il fatto loro. La cosa incredibile era che, come ho imparato in seguito, tutto ciò che Ferruccio e il suo team creavano veniva prodotto in una stalla/garage in affitto.
Ho legato in fretta con Ferruccio e l’ho eletto subito “mio professore”: guardavo tutto quello che faceva con grande attenzione e ammirazione, il suo modo di lavorare molto razionale, un passo alla volta, organizzazione, ordine, pulizia. Rispetto agli “smanettoni” che avevo frequentato fino ad allora era tutto un altro mondo. È diventato il mio idolo.
Ho portato diverse persone a visitare l’officina RE2000 e tutti sono rimasti incantati.Vi consiglio di fare un salto di persona.
Ferruccio negli anni ’70 ha avuto alcune intuizioni decisamente avanti sui tempi, è stato una sorta di precursore. Ad esempio il frazionamento a tre cilindri era poco comune nei due tempi, mentre lui è una strada su cui ha insistito parecchio e infatti la Lombardini 350 è nata a tre cilindri. La moto andava benissimo e al debutto ha realizzato il 4° tempo, poi purtroppo non c’erano soldi per sviluppare il progetto. Un altro aspetto su cui Ferruccio ha insistito è stato quello di voler fare il motore del Benelli a lamelle, raffreddato ad acqua, per aumentarne il rendimento; non era cosa usale all’epoca ed è una soluzione che è stata applicata di recente. Poi il telaio a traliccio di tubi perimetrale: all’epoca non ce l’avevano in tanti; lui l’ha pensato da subito.
Un aspetto da evidenziare è stata la grande determinazione che Ferruccio ha sempre avuto nel voler raggiungere l’obiettivo che si era prefissato. Purtroppo all’epoca non si avevano soldi e i macchinari adeguati per raggiungere certi risultati, ma come si sono aperte alcune possibilità – ad esempio con il finanziamento di Lombardini – i progetti, insieme all'amico Romeo Bianchi, li ha realizzati e ha portato la sua moto ai Mondiali!
La cosa sorprendente è stato constatare che tutta la parte ingegneristica della moto Lombardini 350 è stata spesso frutto del pensiero di Ferruccio, dal disegno del motore a tutte le componenti; poi con l'amico Romeo Bianchi il tutto diventava realtà. Per una persona che ha avuto una formazione completamente da autodidatta è tutto talento e determinazione.
Ciò che conosco sui motori a due tempi mi è stato insegnato da lui".

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