LA DUCATI 1960/1964 – La prima gara del Campionato Nazionale juniores a 15 anni, i primi successi e insuccessi
Negli anni 1960/1961, non ancora quindicenni, Ferruccio e Romeo pensano in grande e prendono in affitto, per poche lire al mese, da Primo Benassi in Via Veneri, un ex pollaio al primo piano. Questa sarà la loro prima officina; logisticamente non era ideale, in quanto portare i materiali al primo piano con solo una scala a pioli a disposizione (la scala da pollaio) non era semplice, ma idearono un efficace sistema di carrucole. Riuscirono ad avere anche lo sconto di due anni sull’affitto grazie al fatto che rifecero completamente il pavimento con tanto di travi di ferro, cemento e mattonelle.
Con i soldi della paghetta settimanale, Ferruccio e Romeo comprano una motocicletta dal rottamaio/sfascia carrozze “Cavallini” che si trovava vicino al Ponte di San Pellegrino. Era una Ducati 125 acquistata per pochissime lire. Nel frattempo, tramite altri amici, hanno conosciuto Antonio Tiricola, più grande di loro di un alcuni d’anni e ottimo pilota di moto. Iniziano ad elaborare la Ducati 125 partendo dal rottame, con la prospettiva di partecipare ad alcune gare del campionato nazionale juniores (dilettanti) con Antonio Tiricola alla guida. Non essendo però Antonio maggiorenne e non volendo il suo tutore concedere l’autorizzazione a farlo gareggiare, dovevano espettare che compisse i 18 anni. Durante il giorno lavoravano (Ferruccio faceva l’elettricista con lo zio William Franceschini e Romeo studiava al Liceo) e tutto il loro tempo libero e tutte le sere li dedicavano, anima e corpo, al lavoro nella loro officina. Le soluzioni ideate da Ferruccio e Romeo per la moto erano frutto di osservazioni ed esperienze oltre che di studio da autodidatti sui libri e sulle riviste di motociclismo del padre di Ferruccio (Brenno era meccanico e aveva lavorato come meccanico per gare motociclistiche internazionali per il sig. Maramotti di Reggio Emilia) dal quale Ferruccio ha senz’altro ereditato la passione per le moto. Il padre, con il quale aveva un rapporto piuttosto chiuso, non gli ha mai però insegnato nulla del mestiere o mostrato soluzioni meccaniche; all’epoca i rapporti tra giovani e adulti erano spesso difficili e vi era molta soggezione.
Ferruccio si è fatto una cultura personale leggendo ogni mese con grande avidità la rivista Motociclismo. Si confrontava con Romeo che a sua volta leggeva molti libri di meccanica perché animato dalla stessa passione. Poi, osservavano i meccanici da biciclette o da motorini che vi erano nella zona e anche solo guardando come si realizzava una determinata cosa erano convinti di poter essere già capaci a loro volta. La loro immaginazione correva e fantasticavano di fare grandi cose insieme. Frequentavano ogni tanto la Scuderia del Moto Club Reggiano, dove lavoravano persone molto più grandi di loro che gareggiavano in moto con buon successo (Lomabardi, Giovanardi, Ruozzi detto Mareina che era il tecnico meccanico). Questi meccanici hanno venduto a Ferruccio e Romeo – pagati con i soldi della paghetta da 500 lire a settimana – alcuni pezzi e ricambi di risulta e che non utilizzavano, pezzi che erano in grado di trasformare una moto da strada in moto da corsa.
In un paio d’anni Ferruccio e Romeo hanno elaborato la motocicletta e Antonio, che nel frattempo era diventato maggiorenne, aveva ottenuto la tessera da pilota. Si iscrissero, tramite il Moto Club Reggiano, alla loro prima gara con la Ducati 125 elaborata a Marina di Carrara nel 1961 (avevano 15 anni!) ad una gara del Campionato Nazionale Juniores.
“Le Ducati 125 e 175”, 1961
Avevano costruito anche il serbatoio della moto, realizzandolo in alluminio. Il serbatoio di alluminio, una grande novità per l’epoca, era utilizzato solo dai grandi campioni, era bellissimo e rendeva la moto più leggera e performante; alcuni loro amici di San Pellegrino, tra cui un certo Volta, anche loro appassionati di moto, lo invidiavano molto.
Ferruccio e Romeo si ispiravano alle caratteristiche meccaniche che leggevano sulle riviste delle moto più in voga allora, come la Guzzi e la Gilera, o la Ducati (quest’ultima gareggiava con il pilota reggiano Spaggiari che correva da molti anni ed era un ottimo pilota a livello internazionale e mondiale). Hanno portato la moto per fare la prima prova su strada in un grande rettilineo che da Reggio città porta verso la frazione di Massenzatico, località Cirenaica, l’attuale Via Beethoven (dove in seguito avrebbero insediato la loro nuova officina). Era una strada asfaltata, lunga, larga, dritta e con pochissimo traffico. Provandola, purtroppo si ruppe la base del motore nella parte dell’albero motore, del cambio e della biella. Con il motore rotto, inutilizzabile, e la gara che si sarebbe svolta da lì a poche settimane, non si poteva più correre. Se non ché … Ferruccio ebbe un’idea. Si ricordò dell’interesse mostrato da Volta, il loro amico di San Pellegrino, nei confronti del serbatoio in alluminio. E gli propose uno scambio: il serbatoio in cambio un motore (la parte sotto del motore). Volta, che aveva lavorato alla Ducati, ben contento ha dato loro i pezzi del motore necessari – che erano comunque rottami riadattati come quelli utilizzati da Ferruccio e Romeo – in cambio del serbatoio in alluminio.
Restava il problema del serbatoio. Ferruccio aveva sentito dire che i serbatoi più recenti erano realizzati in vetroresina, non più in alluminio, e sapevano che un artigiano vicino alla località Cirenaica li costruiva. Ferruccio è andato a vedere come venivano realizzati, sbirciando dalla soglia dell’officina e venendo cacciato più volte dal titolare. Ha preso un pezzo di trave di legno per fare il modello con scalpello e martello, lottando contro il poco tempo che lo separava dalla gara ed è riuscito a realizzare il serbatoio in vetroresina. Partono per Marina di Carrara per partecipare alla gara di Campionato nazionale juniores su circuito stradale, senza aver fatto le prove per mancanza di tempo e senza conoscere minimamente il circuito. Nello stesso campionato correvano Agostini, Pasolini, Bergamonti che allora erano juniores e che in seguito sarebbero diventati campioni nella serie senior. Il serbatoio in vetroresina era guardato con attenzione e un certo stupore dagli altri partecipanti, in quanto gli altri serbatoi erano quasi tutti in lamiera, e la soluzione di Ferruccio era considerata d’avanguardia. In realtà il serbatoio trasudava a causa del trattamento ancora incerto della vetroresina, ma Romeo con la sua pazienza, nastro adesivo e stracci, è riuscito, magicamente, a tamponare le perdite con una soluzione che ha tenuto sia per le prove che per la gara.
Sono riusciti a finire la gara e a concludere in 13^ posizione. Erano felicissimi, si sentivano campioni del mondo.
Dopo questa gara, hanno pensato di trasferirsi dall’officina pollaio in una officina più comoda dato che ora, diventati più grandi, potevano contare su alcune risorse in più della paghetta e anche Antonio si era unito in modo stabile a Ferruccio e Romeo, mettendo la sua parte di investimento.
Alla fine del 1961 (e fino al 1965, tra i 16 e i 19 anni), si sono trasferiti con l’officina in località Cirenaica, abbastanza comoda da raggiungere con l’unico mezzo di locomozione di cui disponevano, la biciletta (Ferruccio e Romeo non hanno mai avuto motorini o moto) e dove potevano contare su un vicino rettilineo funzionale alle prove. Hanno abbandonato il Ducati 125 e hanno iniziato a lavorare su alcune moto vecchie, ad esempio una moto MZ regalata da Primo Benassi (il proprietario della loro prima officina pollaio) ma si rompeva sempre, e poi una Ducati 175 descritta più avanti. Tra il 1962 e il 1964, prima della chiamata al servizio militare, non sono riusciti, pur iscrivendosi a diverse gare, a qualificarsi, nemmeno per i tempi. Sono stati anni particolari e difficili, senza risultati soddisfacenti, che potevano far perdere l’entusiasmo e la convinzione.
Tornato da militare nel 1965, Ferruccio inizia a lavorare alla Scat (ditta che gestiva distributori di benzina) con incarichi di responsabilità. Alla sera e alla notte si dedicava all’officina, sempre insieme a Romeo che stava continuando gli studi. Durante il lavoro nei distributori della montagna, passando per Castelnovo ne’ Monti, aveva notato al distributore dell’Agip una moto Ducati 175 parcheggiata sempre nello stesso posto, appoggiata contro il muro. Ferruccio si fermava spesso a guardarla e la studiava, perché era una moto per loro inarrivabile come prezzo. Il proprietario del distributore, accorgendosi delle sue continue soste, gli ha chiesto il motivo del suo interesse. Si sono messi a parlare e il proprietario colpito dall’entusiasmo di Ferruccio gliela regalò. La stessa sera, era inverno, Ferruccio e Romeo sono partiti da Reggio con la 600 del padre Brenno, con gli amici Antonio Tiricola e Rino Barani. Barani era in sella alla moto, che non funzionava, e si teneva con una mano al finestrino della 600 e in questo modo stravagante sono scesi di notte da Castelnovo ne’ Monti fino a Reggio città. In salita Barani si teneva al finestrino, mentre in discesa prendeva velocità e provava la moto in curva facendo le pieghe. Quando hanno iniziato a lavorare alla moto, che per loro era un gioiello inarrivabile, si sono accorti che non aveva problemi particolari, era solo da sistemare ma era perfettamente funzionante.
Hanno elaborato la moto con le loro personali soluzioni tecniche e per due o tre anni hanno gareggiato. La moto andava fortissimo ma purtroppo si rompeva molto spesso. Una volta nel circuito di Riccione erano primi e all’ultimo giro la moto si è rotta.
“La gara di Riccione. In prima posizione con il nr. 7”, 1965
Erano diventati più esperti e andavano ad acquistare i ricambi a Modena nell’officina di Walter Villa – che aveva un’officina importante e aveva corso due campionati del mondo. Gli vendevano alcuni ricambi della Ducati ma sui prezzi se ne approfittavano sempre. Alla sera andavano fuori dall’officina a Modena a sbirciare cosa facevano i meccanici di Villa dalla finestra (non li facevano entrare) e a parlare con loro.
Ferruccio non si accontentava di avere una moto che andasse bene, voleva che andasse più forte di tutte le altre. Questo desiderio lo spingeva ad azzardare, insieme a Romeo, alcune soluzioni ed è per questo che spesso le moto si rompevano. Gareggiavano in 4/5 gare Nazionali juniores all’anno (nei circuiti di Modena, Monza, Imola e in alti percorsi cittadini come Milano Marittima, Riccione, Cervia).



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