Ferruccio Franceschini fin da bambino ha iniziato ad interessarsi alla meccanica insieme all’amico coetaneo Romeo Bianchi, con il quale condivideva la passione per moto e motori. Entrambi vivevano nel quartiere popolare di Santa Croce a Reggio Emilia. Ferruccio e Romeo si completavano a vicenda, sviluppando idee che con il contributo di entrambi riuscivano a diventare progetti reali.
Già a partire dai 5 anni, Ferruccio e Romeo avevano come passatempo preferito quello di osservare “i grandi” lavorare: muratori, elettricisti, fabbri, meccanici. Si appostavano alla finestra delle botteghe o delle officine e osservavano incantati fino a quando non venivano cacciati, a volte anche in malo modo. Prima di compiere 10 anni avevano già provato a costruire una bicicletta, mettendo insieme alcuni rottami che prendevano dal rottamaio Severi (la sua bottega era in zona Via Spani). La bici costruita aveva il manubrio da corsa. Romeo nel provarla, all’incrocio con Via Makallè, fece un incidente – per fortuna senza gravi conseguenze – andando a sbattere contro una 500 Giardinetta. I freni non funzionavano molto bene.
A 8 anni giocando ai meccanici nel garage di Romeo, avevano smontato completamente una moto marca Rossi 125 che lo zio di Romeo, Tebaldini, teneva in cantina, con l’obiettivo di ricostruirla. Rimontati tutti i pezzi, però, la moto non funzionava più… qualcosa era andato storto.
A 14 anni Ferruccio e Romeo hanno pensato di costruire un tandem, visto che erano in due e si muovevano sempre insieme. Si alzavano alle 6 della mattina la domenica per andare dal fabbro Cagossi (la sua officina era in via Flavio Giogia). Lo aiutavano a saldare le ringhiere in cambio della possibilità di lavorare ai loro progetti dalle 10 alle 13, sfruttando la sua attrezzatura. Avevano trovato due telai di bicicletta dal rottamaio Severi e li avevano saldati insieme. Il tandem era molto originale: era dotato nella parte anteriore di un fanale preso da una Fiat 1100 103, azionato da due dinamo e come accensione avevano utilizzato un interruttore a peretta; nella parte posteriore una lanterna da Landò con dentro una candela fungeva da sistema illuminante. Una volta ultimato il lavoro, hanno deciso di provarlo andando, lungo la Gardesana, fino al lago di Garda, ma il tandem si ruppe a metà in località Riva del Garda.

Commenti
Posta un commento